Supersano scavi archeologici – località “scorpo” – anno 2004

Sono ripresi alla fine di gennaio 2004 gli scavi archeologici in Località Scorpo, nei pressi della zona di espansione industriale del territorio di Supersano, dove si stanno portando alla luce i resti di un insediamento di età altomedievale. Una prima campagna di scavi era stata effettuata nella primavera del 1999, in seguito alla segnalazione della presenza di evidenze archeologiche sul fronte di una cava. In quell’occasione vennero individuate e scavate due strutture ‘a fossa’, tagliate nel banco naturale delle “sabbie di Cutrofiano”, datate da analisi al radiocarbonio al VII secolo. Le due fosse, con ogni probabilità, rappresentavano i fondi di due capanne con piani sopraelevati in legno, strutture abitative e di imagazzinamento piuttosto modeste, ma ben adattabili ad ambienti naturali umidi quali le paludi. In effetti, sia le fonti archeologiche, che le notizie storiche sono concordi nell’indicare nella presenza di una zona palustre ai margini di un area boschiva (il bosco di Belvedere) l’habitat storico di queste abitazioni. Un ambiente ‘marginale’ , ma anche ricco di risorse vegetali ed animali, come dimostrano le varie ossa di cervo rinvenute nel corso dello scavo.
Le ricerche tuttora in corso hanno messo in evidenza un terzo fondo di capanna, di dimensioni ridotte, al cui interno sono stati rinvenuti numerosi frammenti ceramici pertinenti a pentole ed anfore per contenere liquidi, ossa animali con tracce di macellazione e strati di carboni, dovuti probabilmente alla combustione di parte del legno che costituiva la struttura. Un’altra fossa, individuata ad ovest delle altre strutture, attende di essere indagata nella prossima campagna di scavo. Nella parte Nord dell’area è stato rinvenuto, invece, un muro a secco costruito in pietre calcaree, lungo oltre sette metri e largo circa un metro, accanto al quale vi era un pozzo in blocchi parzialmente squadrati, finora scavato fino ad una profondità di circa due metri e mezzo. E’ probabile che il muro doveva rappresentare parte di un recinto, forse con alzato in legno, che circoscriveva l’insediamento.
Stupisce la presenza di queste capanne a Supersano. Tale tipo di strutture, per l’età medievale, è stato sempre messo in relazione con “culture” del nord Europa, dove le condizioni climatiche e la grande disponibilità di legname indirizzavano naturalmente verso l’uso di questi edifici. In Italia gli esempi più noti si riferiscono alle capanne longobarde rinvenute a Brescia e quelle scavate in Toscana, presso Poggibonsi (SI), dove, comunque, l’importazione di modelli costruttivi d’oltralpe appare possibile. Ma nel Salento medievale il significato di queste strutture è presumibilmente differente. Esse sembrano riflettere un tipo di abitato rurale, perfettamente integrato con l’ambiente circostante, finora sconosciuto in Italia meridionale.
Allo stesso modo, è un unicum per l’Italia meridionale il calice in vetro, rinvenuto in uno dei fondi di capanna, in stato frammentario, confrontabile ad un esemplare conservato al Museo di Aquileia, ad uno proveniente dal ‘palazzo’ dei Goti, a Monte Barro (CO), ed ancora ad un calice rinvenuto negli scavi dell’abbazia di S. Vincenzo al Volturno e ad un altro proveniente da Capodistria. Questi manufatti, per luogo di ritrovamento e fattura sono stati considerati prodotti di un certo pregio. Come sia giunto in questo villaggio, un oggetto di tale qualità, è una delle domande alle quali gli archeologi dovranno dare risposta con il prosieguo delle ricerche. Lo scavo è stato condotto in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica, con finanziamenti da parte del Comune di Supersano.

Articolo ripreso dal sito della Facoltà di Beni Culturali di Lecce

Grubenhauser nella Puglia bizantina. Loc.tà Scorpo, Supersano (LE)

In seguito a scavi archeologici condotti nel 1999 in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Puglia, in un’area destinata all’espansione industriale del Comune di Supersano (LE), sono venute alla luce alcune testimonianze relative ad un insediamento di età alto medievale. Due fosse sembrano identificabili con strutture comunemente note come Grubenhauser, tipiche dell’Europa settentrionale. I pochi altri esempi finora rinvenuti in Italia comprendono quelli identificati da Gian Pietro Brogiolo, durante gli scavi del complesso di S. Giulia a Brescia, e da Marco Valenti, presso il villaggio di Poggibonsi. Il sito, in località Scorpo, a 100 m s’l.m., è localizzato a ca. due chilometri a nord del capoluogo comunale di Supersano, nel Basso Salento. 

LE STRUTTURE

Lo scavo ha messo in luce i resti di due strutture attigue, entrambe a forma di fossa tagliate nel banco delle ‘sabbie di Cutrofiano’ (US 3). Nonostante le dimensioni sostanzialmente diverse tra di loro, pensiamo che si riferiscano al medesimo tipo di struttura, assimilabile ai cosiddetti fondi di capanna, Grubenhauser o sunken-featured buildings 6. La fossa più piccola (fossa n. 1), di forma sub-circolare (ca. 2.20-2.55 m), profonda solo 0.35 m ca. dal piano superiore del banco naturale, ma con fondo irregolare, è caratterizzata da almeno due fori tagliati nel fondo (US 21 e 23), presumibilmente scavati per ospitare dei paletti in legno. Difficilmente questi paletti potevano essere sufficienti per reggere un sopraelevato, e immaginiamo che servissero, invece, per qualche arredo interno alla struttura. La grandezza della seconda fossa (fossa n. 2) e le sue caratteristiche sono tali da lasciare ipotizzare che fosse una struttura abitativa essa stessa o comunque facesse parte di una struttura piuttosto grande. Purtroppo, parzialmente troncata dalla cava, sembra essere stata anch’essa di forma sub-circolare o sub-rettangolare. Sembra essere stata larga ca. 6.15 m e profonda almeno 0.80 m. Nel suo fondo, relativamente piatto, sono stati riscontrati due/tre grandi buchi regolari (US 12, 27 e forse l’US 25), presumibilmente utilizzati per sostenere dei pali di legno, non sempre posti in verticale, che, a loro volta probabilmente servivano a reggere il tetto.

LA DATAZIONE DELLE STRUTTURE

La datazione delle strutture è basata sul rinvenimento di un’abbondante quantità di ceramica da cucina, prevalentemente grandi olle, insieme ad anfore ed alcuni frammenti di ceramica dipinta a bande larghe, che trovano confronti piuttosto calzanti con oggetti rinvenuti sia negli scavi ad Otranto (fornaci di età bizantina in prop. Mitello), nonchè presso il villaggio abbandonato di Apigliano (Martano). In ogni caso, è possibile attualmente datare, per analogia, i contesti di Loc. Scorpo entro un arco cronologico tra l’VIII e il X secolo. Visto, comunque, l’importanza del sito in Loc. Scorpo, ed anche l’importanza dei cospicui gruppi di ceramiche ed ossa ivi rinvenuti, si è proceduto alla loro datazione tramite il C14, i cui risultati hanno confermato l’VIII sec. come la datazione più probabile del sito.

OSSERVAZIONI CONCLUSIVE

La presenza di strutture realizzate con fondi di capanna in età bizantina nel Basso Salento è alquanto sorprendente in base a quello che sappiamo finora sulla presenza dei Grubenhauser in età altomedievale. Il rinvenimento della maggior parte di queste strutture si concentra nell’Europa settentrionale o centrale, in contesti associabili alle cosiddette culture o popoli ‘ barbarici’, tra cui gli Anglo-Sassoni, i Franchi, i Longobardi, e così via. Finora, in Italia, sono stati identificati soltanto a Brescia e presso il villaggio di Poggibonsi. I due esempi bresciani sono stati datati tra fine VI e metà VII secolo, e confrontati con gli edifici dei Longobardi e dei Gepidi prima della loro immigrazione in Italia. E’ alquanto possibile interpretare la presenza delle strutture di Supersano come testimonianza di un’architettura ‘povera’ o contadina che è sopravvissuta in Italia dall’età protostorica sino, almeno, all’alto medioevo, in determinati contesti ambientali. Date tutte queste premesse, e nella speranza che lo sbancamento non abbia distrutto eventuali altre testimonianze del sito di età bizantina, si rende urgente la prosecuzione dei lavori o, almeno, la garanzia di un’accurata tutela e conservazione dell’area circostante lo scavo.

CAMPAGNA DI SCAVO 2004

Sono ripresi alla fine di gennaio 2004 gli scavi archeologici in Località Scorpo, nei pressi della zona di espansione industriale del territorio di Supersano, dove si stanno portando alla luce i resti di un insediamento di età altomedievale. Una prima campagna di scavi era stata effettuata nella primavera del 1999, in seguito alla segnalazione della presenza di evidenze archeologiche sul fronte di una cava. In quell’occasione vennero individuate e scavate due strutture ‘a fossa’, tagliate nel banco naturale delle ‘sabbie di Cutrofiano’, datate da analisi al radiocarbonio al VII secolo. Le due fosse, con ogni probabilità, rappresentavano i fondi di due capanne con piani sopraelevati in legno, strutture abitative e di imagazzinamento piuttosto modeste, ma ben adattabili ad ambienti naturali umidi quali le paludi. In effetti, sia le fonti archeologiche, che le notizie storiche sono concordi nell’indicare nella presenza di una zona palustre ai margini di un area boschiva (il bosco di Belvedere) l’habitat storico di queste abitazioni. Un ambiente ‘marginale’ , ma anche ricco di risorse vegetali ed animali, come dimostrano le varie ossa di cervo rinvenute nel corso dello scavo.  Le ricerche tuttora in corso hanno messo in evidenza un terzo fondo di capanna, di dimensioni ridotte, al cui interno sono stati rinvenuti numerosi frammenti ceramici pertinenti a pentole ed anfore per contenere liquidi, ossa animali con tracce di macellazione e strati di carboni, dovuti probabilmente alla combustione di parte del legno che costituiva la struttura. Un’altra fossa, individuata ad ovest delle altre strutture, attende di essere indagata nella prossima campagna di scavo.  Nella parte Nord dell’area è stato rinvenuto, invece, un muro a secco costruito in pietre calcaree, lungo oltre sette metri e largo circa un metro, accanto al quale vi era un pozzo in blocchi parzialmente squadrati, finora scavato fino ad una profondità di circa due metri e mezzo. E’ probabile che il muro doveva rappresentare parte di un recinto, forse con alzato in legno, che circoscriveva l’insediamento.  Stupisce la presenza di queste capanne a Supersano. Tale tipo di strutture, per l’età medievale, è stato sempre messo in relazione con ‘culture’ del nord Europa, dove le condizioni climatiche e la grande disponibilità di legname indirizzavano naturalmente verso l’uso di questi edifici. In Italia gli esempi più noti si riferiscono alle capanne longobarde rinvenute a Brescia e quelle scavate in Toscana, presso Poggibonsi (SI), dove, comunque, l’importazione di modelli costruttivi d’oltralpe appare possibile.
Ma nel Salento medievale il significato di queste strutture è presumibilmente differente. Esse sembrano riflettere un tipo di abitato rurale, perfettamente integrato con l’ambiente circostante, finora sconosciuto in Italia meridionale.

Allo stesso modo, è un unicum per l’Italia meridionale il calice in vetro, rinvenuto in uno dei fondi di capanna, in stato frammentario, confrontabile ad un esemplare conservato al Museo di Aquileia, ad uno proveniente dal ‘palazzo’ dei Goti, a Monte Barro (CO), ed ancora ad un calice rinvenuto negli scavi dell’abbazia di S. Vincenzo al Volturno e ad un altro proveniente da Capodistria. Questi manufatti, per luogo di ritrovamento e fattura sono stati considerati prodotti di un certo pregio. Come sia giunto in questo villaggio, un oggetto di tale qualità, è una delle domande alle quali gli archeologi dovranno dare risposta con il prosieguo delle ricerche.  Lo scavo è stato condotto in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica, con finanziamenti da parte del Comune di Supersano.

Un museo nel Castello per i reperti degli scavi

Alcune brocche in ceramica locale in ottimo stato di conservazione e di alcune anfore probabilmente provenienti dalla Calabria, ridotte in cocci ma ben ricostruibili, resti di una tazza in legno decorato, tutti databili al VII secolo dopo Cristo. Sono questi i reperti venuti alla luce durante i lavori di scavi archeologici iniziati circa due settimane fa, finanziati con fondi comunali e del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento, all’interno di un villaggio di origine bizantina del VII secolo che è stato scoperto a Supersano qualche anno fa in zona “Scorpo”.
I lavori procedono sotto la direzione scientifica del professor Paul Arthur, docente di Archeologia Medievale presso la Facoltà di Beni Culturali di Lecce, con la partecipazione dei suoi collaboratori, in particolare del dottor Marco Leo Imperiale che è responsabile sul campo e di alcuni studenti della Facoltà impegnati sullo scavo.
Nell’intervento è stato programmato inoltre lo scavo di un quarto fondo di capanna (una Grubenhauser simile alle case longobarde del centro Europa) e lo scavo dei riempimenti di un pozzo, sempre di età bizantina, venuto alla luce nella campagna di scavo del 2004.
«Naturalmente sul piano scientifico – afferma Bruno Contini, assessore alle psolitiche culturali del comune di Supersano – il rinvenimento costituisce un evento di eccezionale importanza non solo per i suddetti materiali, ma soprattutto perché si tratta dell’unica testimonianza, in tutto il meridione d’Italia, del ritrovamento di materiale organico (semi, ossa, legno, cuoio, noccioli) che si sono ben conservati nella melma argillosa della zona “Scorpo”. Detto materiale è databile tutto all’età bizantina e costituisce certamente una ghiottoneria per gli studiosi del periodo interessato».
I reperti serviranno a rimpinguare il patrimonio archeologico delle altre campagne di scavo che è momentaneamente depositato presso l’Università di Lecce, ma che sarà esposto negli ambienti del “Museo del Bosco” in corso di realizzazione nel castello “Manfredi” di Supersano.
«Questa occasione – continua Contini – farà di Supersano uno dei siti di maggiore interesse archeologico in ambito regionale e sotto certi aspetti aprirà un’autostrada verso un’attrazione sempre crescente del mondo scientifico nei riguardi del nostro territorio che ha ancora tante testimonianze da scoprire e altrettanta storia da raccontare. A noi amministratori resta il compito e l’impegno costante ad incoraggiarne lo studio attraverso investimenti nel settore e a facilitarne la sua valorizzazione».

 

Tratto da :Antonella Coppola,
Un museo nel Castello per i reperti degli scavi,
in Nuovo Quotidiano di Puglia – Lecce,
Lunedì 30 luglio 2007 Anno VII – N. 206

Pulizia dell’inghiottitoio “Vora Coelimanna”

a cura  Dott. Gianluca Selleri coordinatore della Sezione Speleologia del GSL ‘Ndronico di Lecce

RELAZIONE SULL’ATTIVITA’ SVOLTA DAL GRUPPO SPELEOLOGICO LECCESE ‘NDRONICO NELL’AMBITO DEL PROTOCOLLO DI INTESA SOTTOSCRITTO CON IL COMUNE DI SUPERSANO NEL 2007

PREMESSA
In data 16 settembre 2007, soci del Gruppo Speleologico Speleologico Leccese ‘Ndronico, hanno effettuato un intervento di pulizia nell’inghiottitoio Vora COELIMANNA in collaborazione con I soci dello Speleo Club ‘Ndronico di Lecce. Tale intervento era stato programmato e concordato con il Comune di Supersano nell’ambito del protocollo d’intesa sottoscritto pochi giorni prima e rientra anche nel programma di attività della Associazione scrivente previsto per il 2007.
Il Gruppo ‘Ndronico, infatti, già nei mesi di maggio e giugno ha effettuato delle esplorazioni nella Vora Coelimanna durante le quali si è constatato il grave stato di degrado della cavità, connesso alla presenza di una notevole quantità di rifiuti. Questi, verosimilmente, sono materiali abbandonati nelle campagne o lungo i canali di bonifica che, presi in carico dalle acque di pioggia, sono accumulati all’interno della vora.
L’intervento condotto ha permesso di risanare solo temporaneamente tale situazione di degrado. È necessario sottolineare, infatti, che attualmente gran parte dei rifiuti è stata rimossa ma sussistono ancora tutte le condizioni perché presto si ricostituisca l’accumulo di materiali inquinanti.
La presente relazione descrive l’intervento compiuto; ad essa è allegato un CD con la documentazione fotografica e video delle attività svolte.

DESCRIZIONE DELLA CAVITA’
La Vora Coelimanna si apre al piede della Serra di Supersano e rappresenta un inghiottitoio visibile della conca che occupa la parte centrale della depressione tettonica di Supersano. Questa depressione, allungata grossomodo NNW-SSE, è delimitata ad Ovest dalla Serra ed a Est dalla scarpata di linea di faglia che borda l’ampio pianoro di Bosco Belvedere. Il fondo della depressione è solcato dai canali di bonifica che raccolgono le acque delle incisioni naturali che terminano al piede della scarpata del pianoro e le convogliano verso gli inghiottitoi.
Tra questi, la Vora Coelimanna è sicuramente la cavità più estesa. Essa, infatti, dopo le esplorazioni condotte nei mesi di maggio e giugno, che hanno permesso di superare il sifone che rappresentata il vecchio fondo, ha una lunghezza stimata di oltre 250 metri ed una profondità complessiva di circa 15 metri.
Alla parte ipogea dell’inghiottitoio si accede da un ampio portale (Foto 1) la cui geometria è stata marcatamente condizionata in seguito ad un intervento di ingegneria realizzato nei decenni precedenti dal Consorzio di Bonifica Ugento li Foggi, nella cui giurisdizione ricade la cavità. Attualmente quindi l’ingresso è preceduta da una vasca di decantazione con scolmatore, purtroppo non funzionante perché non mantenuta, cui segue un canale rivestito in calcestruzzo armato fino all’ampio portale. Oltre tale limite affiora la calcarenite in cui si sviluppa tutta la cavità.
La prima parte della grotta è rappresentata da un ampia galleria che inizialmente corre perpendicolarmente alla scarpata della Serra per poi, dopo poche decine di metri, voltare bruscamente a gomito e proseguire restringendosi gradualmente parallelamente a tale versante. La galleria termina in un ampia sala da crollo (Foto 2) da cui parte un cunicolo che dopo alcune decine di metri arriva fino al ciglio di un ampio pozzo profondo circa 5 metri alla cui base è presente una profonda pozza di acqua stagnante (Foto 3). La grotta prosegue lateralmente al pozzo con una ampia sala da cui parte un cunicolo allagato che gradualmente aumenta di dimensioni. Tale cunicolo corre al di sotto e parallelamente ma con direzione opposta alla prima parte della cavità ed è percorribile per poche decine di metri terminando in un sifone.
Nei mesi di maggio e giugno 2007 è stato possibile, utilizzando un idrovora, abbassare il livello dell’acqua nel sifone e quindi superare l’ostacolo fino al nuovo fondo (Foto 4), rappresentato anch’esso da un secondo sifone. Tra il vecchio fondo ed il nuovo si sviluppa un lungo cunicolo caratterizzato da brevi salti e da profonde pozze d’acqua (Foto 5) che è interrotto da un ampio pozzo profondo 6-7 metri (Foto 6), anch’esso caratterizzato alla base da una profonda pozza d’acqua stagnante. Dal pozzo parte una breve galleria che conduce in un ampio ambiente sul cui fondo si trova il sifone terminale. Sul soffitto della sala, a 5 – 6 metri di altezza, occhieggia una finestra ancora inesplorata.

LO STATO DI DEGRADO
Già durante le prime esplorazioni effettuate nel mese di maggio è apparso evidente che le condizioni igienico sanitarie della Vora Coelimanna fossero particolarmente precarie. All’interno della cavità, infatti, erano presenti oltre ad abbondanti materiali vegetali, rappresentati da sfalci derivanti dalle normali pratiche agricole, anche notevoli quantità di materiali plastici (cassette di polistirolo, tubi da irrigazione, teli da serra, bottiglie ad uso alimentare, contenitori di fitofarmaci, ecc.) derivanti in gran parte anch’essi dalle attività agricole ed alcuni elettrodomestici dimessi (RAEE).
Tali rifiuti, in gran parte classificabili come pericolosi, erano presenti lungo tutta la cavità fino al primo sifone (Foto 7; 8; 9), con la sola esclusione della galleria di accesso.
Verosimilmente si tratta di rifiuti derivanti dalle normali pratiche agricole che, anziché essere trasportati fino ai cassonetti vengono abbandonati ai margine dei campi e quindi prevalentemente in corrispondenza dei canali di drenaggio delle acque meteoriche o addirittura vengono parzialmente combusti. Tali materiali, durante gli eventi meteorici vengono presi in carico dalle acque di scorrimento superficiale e trasportati fino alla Vora dove si accumulano formando cospicui materassi alluvionali.
L’accumulo di questi materiali essenzialmente può implicare due ordini di problemi. Quelli più evidenti ed immediati sono connessi alla diminuzione delle capacità drenanti della cavità che comporta ovviamente il ristagno delle acque di pioggia in superficie; quelli meno evidenti, ma comunque non meno gravi sono connessi all’inquinamento della falda profonda. La presenza di rifiuti negli inghiottitoi rappresenta infatti un gravissimo fattore di inquinamento, poiché, le acque superficiali che attraversano queste cavità per mescolarsi alla falda profonda, entrando in contatto con i rifiuti, possono caricarsi di sostanze nocive o tossiche.

L’INTERVENTO DI PULIZIA
L’intervento di tutela messo in atto domenica 16 settembre 2007 ha visto la partecipazione di 11 speleologi del Gruppo Speleologico Leccese ‘Ndronico e di 3 speleologi dello Spelo Club Cryptae Aliae di Grottaglie.
L’attività è cominciata verso le ore 9,00 e si è conclusa nel primo pomeriggio, quando tutti i rifiuti raccolti nella grotta erano stati accumulati in corrispondenza del cassonetto posto in prossimità del cimitero comunale (Foto 10). La permanenza in grotta può esser stimato pari ad oltre 50 ore. È stata prodotta una ricca documentazione foto e video allegata alla presente relazione.
Il trasferimento dei rifiuti dalla bocca dell’inghiottitoio al cassonetto è avvenuto per mezzo di una Moto Ape messa a disposizione dal Comune mentre la movimentazione all’interno della cavità è avvenuta con teli di plastica per rifiuti in cui sono stati accumulati mano a mano i vari materiali raccolti (Foto 11; 12).
Il peso complessivo dei materiali asportati può essere stimato approssimativamente in alcuni quintali. Sotto l’aspetto qualitativo questi erano rappresentati prevalentemente da materiali plastici ed in parte erano classificabili come rifiuti pericolosi. Sono stati recuperati anche alcuni elettrodomestici, contenitori di olii minerali, rifiuti ferrosi e scarti di macellazione. Purtroppo non è stato possibile procedere ad una più dettagliata analisi quali-quantitativa.

PROSPETTIVE DI TUTELA
Come rilevato in premessa, l’intervento condotto ha permesso di risanare solo temporaneamente la situazione di degrado che interessa la Vora Coelimanna. L’attività svolta, infatti, non rappresenta certo un intervento strutturale capace di porre fine alle cause varie che determinano l’accumulo di rifiuti nella cavità.
Per raggiungere questi obiettivi sarebbe necessario in primo luogo avviare una campagna di sensibilizzazione rivolta sia agli operatori agricoli che normalmente operano nelle vicinanze dell’inghiottitoio sia più in generale a tutta la popolazione  per stimolare una attenta riflessione sui problemi pratici ed oggettivi derivanti dallo smaltimento di rifiuti nell’inghiottitoio.
Sarebbe necessario inoltre ripristinare ed in parte completare le opere di regimentazione idraulica già esistenti ma, purtroppo, non mantenute. Tale azione permetterebbe di abbattere il carico solido delle acque che si riversano nell’inghiottitoio ed i particolare di intercettarne la frazione galleggiante cui si può ascrivere la gran parte dei rifiuti recuperati dalla grotta.
Ovviamente, il ripristino della funzionalità delle opere esistenti non potrà comportare alcun giovamento se non si avvierà anche una azione di manutenzione programmata delle stesse.
Lecce, novembre

Il Presidente del GSL ‘Ndronico
Sig. Giovanni Cemonesini

ALBUM FOTOGRAFICO

VIDEO

SI alla Rinascita della Foresta del Belvedere……..

SI alla Rinascita della Foresta del Belvedere, la stupenda “Silva” salentina!

 

Comunicato stampa congiunto del Coordinamento Civico apartitico per la Tutela del Territorio e della Salute del Cittadino  Forum Ambiente e Salute del Grande Salento (province di Lecce, Brindisi, Taranto) Comitato Nazionale contro fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi (più in generale “aree naturali”)

Dalla Regione Puglia e dalla Provincia di Lecce giunge lo stop al mega eolico nel Parco dei Paduli in feudo di Supersano e negli altri feudi

 

Suggestioni del Parco dei Paduli Foresta Belvedere. Foto di Oreste Caroppo

Un Bel Regalo di Natale dalla Regione Puglia per il “Parco naturale dei Paduli”:
SI alla Rinascita della Foresta Belvedere,
NO alle immorali devastazioni della Green Economy Industriale!
Dalla Regione Puglia e dalla Provincia di Lecce giunge lo stop al mega eolico nel Parco dei Paduli in feudo di Supersano e negli altri feudi;
e da Regione Puglia, Provincia di Lecce ed Università del Salento, e dai comuni coinvolti, giunge l’impegno per ripiantarla, facendola rinascere per il bene di tutti, l’antica estesissima Foresta del Belvedere che ammantava il cuore del Salento, con una riforestazione “dolce”, “razionale” e “partecipata”!

 

Al Salento il Natale 2011 porta le fondamenta d’impegno istituzionale per la Rinascita dell’ antica Foresta del Belvedere e un importante “divieto” al mega eolico e alle sue conseguenti devastazioni nel Parco dei Paduli!

Ma adesso la Regione Puglia deve replicare quest’impegno, perché sia concreto e reale e non ne sia vanificato, in tutti gli altri scorci di paesaggio del Grande Salento e del suo mare su cui pende la medesima gravissima minaccia dell’eolico e del fotovoltaico industriali!

Così al Comune di Supersano:
si chiede un atto di responsabilità, onore delle istituzioni e coerenza affinché esprima e porti il suo parere totalmente sfavorevole nelle conferenze dei servizi in Regione a questo assurdo progetto industriale eolico in piena zona agricolo-naturale ricadente nel suo feudo, e per tutti gli eventuali altri progetti impattanti di eolico o fotovoltaico industriale progettati nel suo feudo, o se in altri feudi, ricadenti comunque nel cono visuale del suo territorio.

Idem richiesta di impegno anche ad ARPA Puglia, l’Agenzia Regionale per la Prevenzione e l’Ambiente, alla Soprintendenza ai Beni Culturali, Archeologici e Paesaggistici, e a tutti gli altri enti interpellati nelle conferenze dei servizi
perché esprimano pareri sempre fortemente sfavorevoli nei vari uffici pubblici preposti, negli iter di valutazione di tutti questi assurdi impianti altamente impattanti per loro fisiologia di eolico on-shore e off-shore, come anche di fotovoltaico industriale, per la vendita prioritaria dell’energia prodotta, ubicati in aree agricole, naturali o addirittura lacustri; stigmatizzando ogni tentativo di cosiddetto “agro-fotovoltaico” ossia di ubicazione su serre o altra trovata per asserire una possibile combinazione tra attività agricola e fotovoltaico industriale, altamente deleteria sempre comunque per il paesaggio e anche per l’appeal e/o la qualità del prodotto agro-alimentare!

A Supersano, in provincia di Lecce, durante il convegno organizzato a favore del “Parco dei Paduli – Foresta Belvedere”, che in Supersano ha uno dei suoi principali fulcri, e pertanto contro la devastazione del mega eolico speculativo e devastante che minaccia proprio quei luoghi, un convegno tenutosi il 21 dicembre 2011, l’Assessore della Regione Puglia alle risorse agro-alimentari, Dario Stefàno, intervenuto in rappresentanza della Regione Puglia, ha espresso con forza la contrarietà del suo assessorato a tale impianto, sottolineando come il territorio pugliese sia profondamente vulnerabile ai mega progetti devastanti di eolico e fotovoltaico industriale, anche a causa di politiche energetiche nazionali poco attente alle tipicità territoriali, che dovrebbero portare il nuovo Governo ad un serio cambio di politica e legislazione volta a tutelare un territorio così caratterizzato e dalle delicate tipicità paesaggistiche storico-naturali e rurali incompatibili con i grandi impianti. Impianti che nulla hanno di ecologico!

Il momento di maggiore acme ed importanza della serata si è avuto quando l’ Assessore ha letto, durante il suo intervento, il messaggio-documento scritto, affidatogli dalla Prof.ssa Architetto Angela Barbanente, Assessore Regionale all’Assetto del Territorio, con il quale l’Assessore, definita dai locali ormai l’ “Angelo dei Paduli”, ha ricordato che l’intera area dei Paduli è stata da tempo dichiarata, proprio per le sue valenza naturalistiche e storico-rurali, “Parco”, anche nel PPTR il nuovo Piano Paesaggistico Territoriale della Regione Puglia, e vasta area assolutamente non idonea all’insediamento di impianti energetici da fonte rinnovabile industriali, ovvero volti alla vendita prioritaria dell’ energia prodotta, in base alla norma del Regolamento n. 24 del 30.12.2010, in attuazione delle linee guida statali in materia. Ha dichiarato inoltre, in anteprima assoluta, che: in data 16.12.2011 il Servizio Assetto del Territorio, Ufficio Attuazione Pianificazione Paesaggistica, nell’ambito del Procedimento di Autorizzazione Unica ex D. Lgs n. 387/2003, ha espresso parere sfavorevole al progetto eolico in prioritaria questione in feudo di Supersano.

Ottimo è stato anche il parere espresso nel convegno dell’Assessore provinciale all’Agricoltura ed al Turismo Dott. Francesco Pacella, che, parlando anche a nome del presidente della Provincia di Lecce, Dott. Antonio Gabellone, ha dichiarato la più assoluta incompatibilità ed inconsistenza di un progetto di eolico nell’area naturale del Parco dei Paduli, area da tutelare già riconosciuta per la sua grande importanza naturalistica e paesaggistica nel Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale della Provincia di Lecce, PTCP, varato nel 2008.

Ma il giorno 21.12.2011 si deve ritenere, allo scadere del 2011, proclamato dall’ONU l’ “Anno internazionale per le Foreste”, il tanto atteso “Dies mirabilis” per la Rinascita della Foresta Belvedere nel Parco dei Paduli, dopo una forte richiesta partita in tal senso dal basso, dai cittadini, comitati e associazioni ambientaliste con tanti articoli, studi scientifici e storici, articoli, iniziative, convegni, ecc.
Infatti, lo stesso giorno a Supersano, poco prima del convegno sopra citato, presso il Castello cittadino e sede del Municipio, insieme ai massimi rappresentanti della Provincia di Lecce, tra cui il Pres. Gabellone, e dell’ Università del Salento, si è inaugurato proprio il Museo del Bosco Belvedere, il museo di quella foresta, la grande “Silva” anche chiamata localmente, la bellissima selva che ammantava nei secoli passati il cuore del basso Salento, tra la Serra di Poggiardo-Giuggianello-Palmariggi e quella di Parabita-Matino, dalla biodiversità ricchissima e dalle caratteristiche miste appenninico-mediterranee, e di cui negli ultimi secoli un’azione antropica scellerata, oggi da invertire, ha portato al suo quasi totale, ma fortunatamente non totale, eradicamento!
Nella partecipatissima inaugurazione il prof. Paul Arthur archeologo dell’ Università del Salento, e massimo curatore scientifico del Museo, ha chiesto alle autorità presenti il massimo appoggio per iniziare a ripiantare quella foresta con le essenze di un tempo, molte ancora vegetanti relitte e sparse nella vallata dei Paduli e sulle Serre, altre da reintrodurre dalle stazioni naturali più prossime spazialmente in cui ancora vi vegetano. La bellissima richiesta è stata accolta con grandissima gioia ed entusiasmo da tutti i presenti ed in breve tempo di bocca in bocca è stata anche diffusa per tutto il Salento! Finalmente la più intima e virtuosa volontà e speranza popolare di vedere tornare in vita e florida ovunque la nostra antica e vilipesa foresta, il grande sogno di chiome verdi e al contempo di riscatto storico del Salento ipersfruttato colonialmente e devastato-depredato nelle sue risorse naturali, prendeva voce nella persona di una delle più importanti autorità scientifiche del mondo accademico pugliese!
La Provincia di Lecce e il Comune hanno dato la loro massima disponibilità a supportare l’Università in questa sua virtuosa azione, che rappresenta un primo seme che deve essere piantato e attecchire, coinvolgendo tutti i comuni del cuore del Salento.
Così nell’altro ed immediatamente successivo convegno, altrettanto partecipato dai cittadini, tenutosi, sempre a Supersano, nel grande teatro parrocchiale, Dario Stefàno, l’Assessore alla Agricoltura della Regione Puglia ha assunto l’impegno, su richiesta esplicita dei cittadini, di sviluppare politiche volte ad una riforestazione dell’area del Parco Paduli, da integrare con saggezza ad un’ agricoltura di qualità, biologico ed eccellenza, fondata sul recupero della tradizione e delle antiche cultivar, dove lo stesso uliveto o frutteto o vigneto, come agro-foresta, diventa parte integrante di un’ unica osmotica realtà marco-forestale, in cui i seminativi diventano le radure coltivate tra gli alberi!
All’Assessore Dario Stefàno, che ha chiesto che oltre ai giusti “NO” alle opere industriali anacronistiche, possano giungere anche richieste propositive da parte dei cittadini per il bene e miglioramento del parco e di tutto il territorio, i rappresentanti del Coordinamento Civico per la Tutela del Territorio e della Salute nel Grande Salento, hanno chiesto, presa la parola nel convegno, che la Regione abbassi subito la soglia minima di suolo privato da rimboschire per accedere agli incentivi pro rimboschimento con piante autoctone, proprie del sud Italia, che attualmente è di 10 ettari, portandola a mezzo ettaro! La soglia dei 10 ettari, data la caratteristica tipica della microproprietà del Salento, impedisce di fatto il rimboschimento a favore invece della dannosa contaminazione del territorio da parte degli insidiosi e deleteri speculatori del fotovoltaico e dell’ eolico della Green Economy Industriale! Dario Stefàno ha preso atto di questa richiesta propositiva e si è detto favorevole ad impegnarsi in tal senso nell’accoglimento di questa valida ed importante proposta volta a favorire quel processo partecipativo della gente in un’ azione di rimboschimento “partecipato” del parco. Allo stesso tempo ha accolto l’ invito rivoltogli ad operare incentivando politiche per il Parco dei Paduli di riforestazione dolce razionale e partecipata dove integrare, come abbiamo richiesto, anche l’ ecosistema uliveto, che deve essere già considerato agro-foresta e così massimamente tutelato come ambiente boschivo! Un intervento che deve vedere al Regione impegnata in un’ azione propositiva e di pungolo, stimolo, e coordinamento-coinvolgimento di tutti gli enti pubblici e di ricerca e dei cittadini per la Rinascita della Foresta Belvedere ovunque nella percezione del territorio, con interventi estesi dove possibile di rimboschimento, e minimali, come semplici bordure di strade e canali altrove, per la creazione di una rete polinucleata a macchia di leopardo di rimboschimento a iniziale risanamento del territorio e del paesaggio, con recupero così a 360° delle antiche suggestioni e scorci paesaggistici pittoreschi, tutto secondo appunto quella che si è definita “riforestazione razionale”, che affianchi economie silvicole, integrandole, alle attività agro-pastorali, che così ne traggono ulteriore giovamento, come giovamento ne trae l’intera salubrità e l’appeal del territorio!
Da qui anche deriva la nostra forte raccomandazione alla Regione Puglia perché tutti gli interventi nei Paduli relativi a tutti i possibili progetti da svolgervi e da autorizzare lì d’ora in avanti, siano rigorosamente vagliati al setaccio e giudicati severamente sulla base di un criterio semplice ma essenziale e fondamentale, inderogabile: il rispetto e la valorizzazione ed esaltazione del loro “Genius loci”, che è l’ “anima del luogo” frutto della stratificata amalgama di storia naturale ed umana, consolidatasi nei secoli e millenni; un rispetto che passa da un lato dall’ uso dei materiali dei Paduli e del Salento tutto, il legno e/o la pietra calcarea locale, e non assolutamente il metallo (eccezion fatta per il ferro battuto), o la plastica (preludio di rapida usura), né vetro (o comunque con moderazione), né il cemento, né reti metalliche o altro asfalto; dall’altro il rispetto degli stili storici, delle tecniche e dei colori tipici stratificati nei millenni, come l’architettura in pietre informi a secco, lo stile neoclassico, quello dei giardini liberty o eclettici neo-gotici, lo stile megalitico, oggi nelle forme del neomegalitismo dei menhir informi e dei dolmen e triliti con enormi massi dalle forme rigorosamente grezze e naturali di forte carica suggestiva ed evocativa, che vengono talvolta innalzati nei giardini privati, e ancora negli edifici l’uso eventuale dell’ imbiancatura con la calce delle pareti degli edifici, della “terra rossa e bolo” come malta, del cocciopesto, o della nuda roccia o delle “chianche” in pietra leccese come pavimentazione, l’uso nelle pavimentazioni urbane dei basoli di “leccisu” dalle forme antiche di locale compatto calcare salentino, ecc. ecc. Ma non certamente soluzioni hi-tech dalle forme e dai materiali improbabili, anacronistici da arte post-moderna da periferia metropolitana post-industriale, o di cosiddetta “land art” (arte?!), che sarebbero offensive e deturpanti, esteticamente “inquinanti”, opere calate dall’alto, prive di alcun valore simbolico poiché innanzitutto aliene e parti di menti aliene per tutto al locale, da esse vilipeso, “Genius loci”, a-democratiche ed anti-comunitarie, da censurare senza se e senza ma, e da stigmatizzare in ogni modo, in un’ area che proprio per la per la sua verginità ed incontaminazione, proprio da improbabili installazioni hi-tech e infrastrutture moderne, è già oggi set di tanti film storici o comunque che richiedono scenografie incontaminate e naturali, di produzioni italiane e non! Luogo in cui ritrovare e riconciliarsi con la propria storia locale identitaria e con la Natura più vera e genuina del proprio territorio traendone al contempo pieno benessere nell’anima e nel corpo, mens sana in corpore sano, in un ambiente salubre e bello poiché esaltante la “wilderness”, la “selvatichezza”, la “naturalità”, nel massimo rispetto e nella massima valorizzazione del Genius loci!
Un primo seme da cui partire oggi per la ricostruzione razionale e partecipata della nostra foresta del cuore del Salento come tessuto connettivo e vitale del territorio!

Infine all’ Assessore Dario Stefàno si è chiesto il massimo impegno per fermare tutti i progetti di mega eolico che minacciano l’intera valle dei Paduli, e i sui suoi naturali preziosi bordi di contono, le Serre, ed in particolar modo quelle occidentali di Ruffano-Taurisano-Parabita, e quelle orientali, la Serra di Poggiardo-Giuggianello-Minervino di Lecce e Palmariggi-Cannole, dove è la famosa mitologica “Collina dei Fanciulli e delle Ninfe”, sede del più grande scandalo italiano relativo ai minacciosi assurdi mega-progetti eolici, che tiene con il fiato sospeso l’ intera Italia!

Grande è stata la gioia di tutti i presenti, tanto all’ inaugurazione del Museo del Bosco, tanto al successivo convegno contro il mega eolico! Gioia per le tante associazioni ambientaliste e comitati civici di tutto il Grande Salento (Province di Lecce, Brindisi e Taranto) lì rappresentate, anche per l’importante conferma di impegno, massa anche nero su bianco, da parte della Regione Puglia, della Provincia di Lecce e dell’Università del Salento, per la tutela vera del territorio Salentino. Un importante ritorno di una più piena speranza per il futuro. In particolar modo si segnala la soddisfazione dei giovani supersanesi che si sono impegnati per la difesa del territorio organizzati nel comitato CSTSA (Comitato Supersanese di Tutela della Salute e dell’Ambiente), curatori del convegno che ha avuto sede nel teatro dell’oratorio parrocchiale di Supersano, in via Roma, i quali hanno così commentato: «per il comitato e per tutti quelli che hanno creduto nelle nostre intenzioni, è stato un grande giorno»; veramente una dimostrazione di impegno e amore per l’integrità e il miglioramento paesaggistico del proprio territorio che da Supersano lancia un esempio importante e fulgido per i giovani e non di tutte le altre comunità salentine, pugliesi ed italiane, che vivono le medesime pene e sul cui futuro pendono altrettanti progetti speculativi colonizzanti e devastanti di mega eolico, o anche di mega fotovoltaico, o di cementificazione o iperinfrastrutturazione anche stradale superflua e ridondante, o di industrializzazione, di costruzione di assurde discariche, o anche di mega eolico off-shore e di trivellazioni per l’estrazione degli idrocarburi che minacciano anche il mare di Puglia, non solo la terraferma!

Ma come si è giunti a Supersano a questo punto?! La comunità di Supersano da sempre ostile alle istallazioni eoliche e di fotovoltaico nei campi, si è trovata da ottobre a vivere una situazione assolutamente paradossale. Il nuovo sindaco della città, infatti è stato eletto pochi anni fa, nel giugno 2009, proprio con un preciso mandato: salvare e valorizzare paesaggisticamente il feudo di Supersano e tutto l’orizzonte che si gode dalla città che ricade nel Parco Paduli-Foresta Belvedere. Nero su bianco il sindaco aveva posto questo suo impegno, anche contro proprio il mega eolico a cui la passata amministrazione aveva sciaguratamente aperto le porte, per poi esprimere a distanza di mesi il suo pieno pentimento, una volta compresi gli impatti sul territorio della mastodontica infrastrutturazione industriale falso-green, che erano stati del tutto sottostimati e sottovalutati inizialmente, complice anche la politica regionale all’epoca!
Il nuovo sindaco, pertanto, coerentemente con i suoi impegni, dopo la sua non a caso quasi plebiscitaria elezione, (dopo i malumori sollevati dalle nefaste tendenze industrialiste falso-green dalla passata amministrazione), aveva espresso il diniego al nulla-osta richiesto e necessario per le pale eoliche che progetti eolici nei feudi dei paesi vicini avevano ubicato entro 500 metri dai confini comunali di Supersano, facendole stracciare da quei progetti; è il caso di altri impianti eolici sempre follemente previsti nel Parco Paduli; è il caso del confinante Comune di Nociglia. Non solo, il Sindaco si era impegnato nei ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato contro quel precedente impianto progettato nel suo comune. Ma dai primi di ottobre 2011 la svolta assolutamente inattesa che ha scioccato l’intera cittadinanza facendola risvegliare in un incubo che sembrava ormai scongiurato: il sindaco, riunita la cittadinanza, annuncia in piazza, era domenica 2 ottobre, che la Regione avrebbe autorizzato l’impianto eolico di Supersano, affermazione oggi palesemente smentita dalla stessa Regione, e informa d’essere riuscito a spillare un vantaggioso accordo monetario per le casse del comune con la ditta eolica proponitrice del progetto, in cambio del rilascio del nulla-osta comunale al progetto stesso! Da lì, un’immediata sollevazione popolare pacifista ma forte ed inamovibile della gente che ha portato ad un’ “esondazione” dei cittadini di Supersano e di tutto il Salento nel consiglio comunale che il 6 ottobre il sindaco aveva indetto per autorizzare l’orrore eolico! “La Rivoluzione di Ottobre – è stata chiamata – per difesa del Parco Naturale dei Paduli e della Foresta Belvedere”; una dimostrazione coesa di determinata volontà popolare, un coro crescente a mille voci, che ha portato il sindaco e la sua giunta al ritiro di quella scandalosa “delibera della vergogna” che era stata preparata e che si preparavano a varare disonorevolmente in fretta e furia! Una mannaia che era pronta a cadere sulle teste dei cittadini di oggi e di domani di tutta la bellissima area, paradiso in cui volano le Cicogne, e dove ancora crescono, ormai rarissimi, alberi di Castagno, ben più diffusi lì un tempo.

L’evento dell’inaugurazione del Museo del Bosco da parte del Comune di Supersano oggi, e dello stesso sindaco, dal comportamento tanto contraddittorio, le posizioni, le dichiarazioni e gli impegni assunti dalla Regione Puglia, dalla Provincia, dall’ Università del Salento e dallo stesso Comune segnano una svolta decisiva contro il mega progetto eolico supersanese, contro i simili assurdi progetti nei comuni prossimi, e contro l’assalto fotovoltaico alla ruralità salentina, e più in generale anche contro tutte le altre “eco-idiozie”; progetti cioè che snaturano il territorio, speculativi e che si servono dell’ “ecologia” strumentalizzandola e calpestandola per fini nei fatti anti-ecologici, che deturpano paesaggio e/o anche la qualità dell’ambiente, si pensi alle biomasse industriali o alla costosissima inutile ed esteticamente inquinate “land art” infarcita di falso ecologismo e comportante istallazioni permanenti e il più delle volte aliene per forme e materiali nel paesaggio patrimonio comune di tutti!
Dario Stefàno, Assessore alle politiche Agroalimentari della Regione Puglia, intervenuto al convegno, in merito alla piaga del fotovoltaico nei campi, gemella della piaga eolica sulla terraferma ed in mare, ha in questi giorni sottolineato anche alla stampa, quanto nel convegno ha affermato: “per noi l’agricoltura e i terreni agricoli devono, prima di tutto, produrre alimenti!”. Proprio a tal fine il Coordinamento Civico ha chiesto all’ Assessore nel convegno, che il cuore del Salento, con i suoi parchi naturali ed agricoli, a partire proprio dal Parco Paduli-Foresta Belvedere, contribuisca a salvare il pianeta e la natura essenzialmente attraverso il rimboschimento, e non con sovrapproduzioni di energia assurde e dannose, come oggi in vile progetto, con i grandi impattanti impianti eolici, fotovoltaici e di biomasse; un modello nuovo, che sia d’esempio internazionale per l’ intera Europa, di una realtà territoriale che rimedia in casa propria ai secolari errori di disboscamento selvaggio, divenendo protagonista scientificamente consapevole e tecnicamente avanzata della rinascita dell’ecosistema forestale d’un tempo integrandolo con tutte le attività umane presenti e future sul territorio, trasformando cittadini e amministratori in una sorta di neorinascimentali pittori, che in processo invertito, ridipingono idealmente i paesaggi d’un tempo impressi e conservati simbolicamente sulle tele dei pittori, nei paesaggi reali; una metafora questa per indicare più in generale una nuova politica, una nuova cultura ed attenzione pragmatica che agisce sul paesaggio attraverso interventi di decementificazione, bonifica dagli inquinanti, restauro paesaggistico, rinaturalizzazione, ripristinando la ricchezza di vita, la biodiversità, e quella bellezza del pittoresco storico-naturale e dunque qualità di vita e salubrità, nella concretezza del paesaggio quotidiano che ci circonda a 360°!
Più di un primo importante seme per la Rinascita dell’antica magica Foresta nel cuore del basso Salento, la Foresta del Belvedere, è stato dunque piantato! Ora il grande fertilizzante naturale per tutto questo è l’impegno, l’azione di pungolo crescente nei confronti di tutte le istituzioni ed enti e l’Amore per il territorio e la sua più vera ed antica anima da parte di tutti i veri salentini, quelli cioè che, al di là di ogni aspetto, amano il Salento pur magari non essendovi neppure nati! Questo il fertilizzante che ridonerà al Salento concretamente la nobile dimora del suo spirito, la sua incantata ubertosa Foresta!

Cogliamo l’ occasione per Ringraziare infine:
il Comitato Parchi Nazionali – Gruppo Alberi Sacri che ha scritto al Coordinamento Civico in merito all’impegno per la Rinascita della Foresta Belvedere: «aderiamo pienamente alla vostra civile campagna a favore del bosco, e contro la scellerata proliferazione delle tecnologie invasive… Con vivi e sinceri auguri di pieno successo!», e il grande naturalista italiano, il Prof. Franco Tassi, coordinatore del Comitato Parchi Nazionali e del Centro Studi Ecologici Appenninici – Sezione Alberi Sacri, che ha aggiunto: «Ribadiamo, documentiamo e diffondiamo il nostro appoggio alla vostra civile battaglia ecologica.»;
e
il Centro Internazionale di Cooperazione Culturale e Scientifica (CICC), il cui presidente il Prof. Giulio C. Giordano ha scritto al Coordinamento Civico, sempre in merito all’impegno per la Rinascita della Foresta Belvedere: «In qualità di Presidente del Centro Internazionale di Cooperazione Culturale e Scientifica (CICC) con una sede operativa anche in Salento presso l’ex Palazzo Comunale di Martignano (Lecce), non posso che plaudere alla vostra iniziativa e vi prego di considerare l’Organizzazione Internazionale che ho l’onore di presiedere, al vostro fianco in questa e in altre battaglie per la difesa dello stupendo patrimonio agricolo, paesaggistico e ambientale del Salento . Vera, e forse unica risorsa, anche economica, del territorio salentino.»

Coordinamento Civico apartitico per la Tutela del Territorio e della Salute del Cittadino
rete d’azione apartitica coordinativa di associazioni, comitati e movimenti locali e non, ambientalisti, culturali e socio-assistenziali – area di prioritaria azione il Grande Salento (province di Lecce, Brindisi e Taranto)
sede c/o Tribunale Diritti del Malato – CittadinanzAttiva

a cura di

  • Coordinamento Civico apartitico per la Tutela del Territorio e della Salute del Cittadino
  • Forum Ambiente e Salute del Grande Salento (province di Lecce, Brindisi, Taranto)
  • Comitato Nazionale contro fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi (più in generale “aree naturali”

 

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